| Biografia |
|
|
|
Notizie biografiche (semiserie)
Nacqui, relativamente giovane, molti anni fa, in un piccolo villaggio del Sud Italia, Luogosano; uno di quei piccoli paesi dove, nell'eterna siesta estiva, il sole batte sempre a perpendicolo sulla testa degli abitanti. (Vai qui per una mia sgangherata immagine).
Dopo questo riferimento alle estati in paese, l'Incauto Lettore potrebbe essere indotto a pensare che d'inverno fosse meglio. Niente di più sbagliato. Ricordo ancora con tristezza certi capodanni, in piazza, sotto i portoni dei bar, a lanciarci uno contro l'altro piccoli petardi, mentre qualche fanciulla scappava esterrefatta. Quando io ero ragazzo a Luogosano c'erano soltanto quattro cose: il fiume, la ferrovia, la banda e la Democrazia Cristiana (ma solo quest'ultima fu sempre in funzione, ininterrottamente). Scelsi quindi di entrare a far parte della banda: dapprima col sax, e successivamente col clarinetto. Grazie a questa saggia decisione, d'estate, invece di annoiarmi per tutto il tempo, viaggiavo qua e là, in pullman, per le varie feste patronali, in un turbinio di questue, giri e processioni. Invariabilmente però, con la puntualità delle stagioni non amate, ritornava l'inverno, e con esso la noia. Niente feste, niente viaggetti in pullman. Al massimo, qualche servizio funebre a Frigento o a Villamaina. Il Gentile Lettore starà pensando: "all'anima del paesetto del Sud. Questi si fanno seppellire come Capi di Stato!". Non è esatto. Ci fu un tempo in cui, dalle mie parti, anche il morto meno blasonato si faceva seppellire con la banda. Mi feci più funerali in quel periodo, che nel resto della mia vita (ringraziando Iddio :-)) Scommetto che a questo punto ti piacerebbe un bel link da dove scaricare qualcuna delle marcette che suonavo a quei tempi, in formato MIDI o magari MP3, quindi: clicca qui, se ci riesci! ... Era uno scherzo, naturalmente: non era un link, ma solo testo sottolineato, in blu; ma, se proprio vuoi, qui trovi una delle marce militari che più mi piacevono; qui sono io che mi diverto con Bach e qui ci sono altri pezzi. *** Ad un certo punto, venne il tempo del Liceo ed anche a me, come ai miei compagni, toccò scegliere tra lo Scientifico e il Classico. Scelsi il primo. E qui, come dice Alex nel film Arancia Meccanica, ebbe inizio la parte lacrimevole della mia storia: quando vidi che D'Amelio (un compagno di banco della 1B) conosceva tutti i 14 modi per tradurre la proposizione causale in latino, mi accorsi che noi di Luogosano eravamo di gran lunga i più ignoranti e, diciamolo pure, i più zoticoni di tutta la classe. Contrariamente a quanto i genitori (e il prete) credevano, eravamo così ignorantoni che ai professori apparivamo come un blocco unico, uniforme. Altrimenti non si spiega come mai si riferissero a noi sempre con espressioni collettive del tipo "quelli di Luogosano ...". Cosa cavolo avranno mai voluto dire?? Mah! Finito il liceo, venne il momento dell'Università e io decisi di iscrivermi alla facoltà di Fisica, a Pisa. Fu questo il mio primo atto migratorio propriamente detto, e fu pertanto nella direzione normale per noi meridionali, e cioé dal Sud verso il Nord. Il mitico, ricco Nord, con le sue autostrade, i suoi marciapiedi sempre puliti, con i suoi cartelli stradali senza fori di pallottole, con le sue cabine telefoniche funzionanti e le potenti ciminiere svettanti nei cieli sempre meno blu. Pisa, anche se non era poi tanto a Nord quanto pensavo, fu per me una grande avventura. A Pisa imparai a provvedere a me stesso il che, tradotto in parole semplici, significa che dovetti lavarmi le mie prime mutande da solo. I primi mesi abitai in una piccola pensione nei pressi di Piazza dei Miracoli, dividendo la stanza con uno studente iraniano di nome Amihr. Lui non conosceva l'italiano, io non conoscevo l'inglese. Stavamo zitti per ore. Ricordo che certe volte, la sera, stesi ognuno nel proprio letto, presi dalla disperazione, imprecavamo ognuno nella propria lingua: lui in iraniano, io in dialetto napoletano! Un giorno, Amihr tornò a casa, entrò in camera e si mise a studiare come se niente fosse. Ma io, sapendo che quel giorno sarebbe venuta sua moglie, direttamente da Teheran, gli chiesi: "Amihr, ma tua moglie non è arrivata?". "Certo che è arrivata. Stamattina.", disse lui. Lo guardai stupito. "E dov'è ora?" gli dissi. "Qua fuori!". Aprii la porta, girai la testa e ... si, la moglie di Amihr era fuori, in piedi, appoggiata al muro che mi sorrideva. "Non entra?". "No", disse Amihr. Mah, usanze diverse, pensai. Questi islamici! Finita l'università, la mia migrazione riprese. Dopo una breve tappa a Zurigo (dove feci per un po' l'insegnante), approdai infine nella splendita capitale sabauda: Torino. Qui mi fecero sedere davanti ad un signore con la cravatta che cominciò subito a farmi domande pazzesche tipo: "Lo sai cos'è un tubo di Pitot? Sai cos'è il calcolo parallelo? Conosci per caso le equazioni di Navier-Stokes?". Finito con questo, arrivò una simpatica signora, addetta alla Selezione del Personale per conto dell'Aeritalia (ora Alenia), la quale mi fece un mucchio di altre strane domande tipo: "Ti piace lavorare in gruppo?","Ti ritieni una persona tenace?", etc. Quando infine mi chiese "Cosa ti fa più paura nella vita?", risposi di impeto: "La miseria", dissi. Doveva essere la risposta giusta, tant'è che la signora decise che io andavo immediatamente assunto. E non solo fui assunto, caspita! Da un certo punto in poi, con una regolarità che ha dell'incredibile, cominciarono a corrispondermi anche uno stipendio. Il mio primo stipendio! Mi sembrava così incredibile di avere tutti quei soldi per me, che li spendevo subito, prima che me li rivolessero indietro. Che vita, ragazzi! Mi alzavo presto la mattina e mi fiondavo in quella maledetta tangenziale, per il mio corpo-a-corpo mattutino con gli altri automobilisti. In compenso però potevo studiare dall'interno quella forma di organizzazione umana che è la moderna azienda e che dalle mie parti non avevo mai visto prima. Insomma, guardavo i miei colleghi e mi stupivo: non potevo credere che un così imponente consorzio di esseri umani potesse reggersi in piedi da solo, senza precipitare periodicamente nel caos. *** Visto che in tanto l'età avanzava, a Torino presi anche moglie, ma solo per riprendere la mia migrazione, questa volta in direzione opposta. -qui puoi smettere di leggere- Note:
|
| Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Febbraio 2009 15:11 |
Biografia


